La manleva e l’autocensura preventiva

Vi ricordate di Paolo Barnard, giornalista che ha lavorato per la trasmissione ‘Report’?

Qualora il contenuto della lettera di Paolo Barnard risultasse confermato, non potrei far altro che constatare

la fine di un altro mito

Milena Gabanelli, che per anni ho assiduamente seguito sugli schermi di RaiTre, è sempre stata il mio ideale di giornalista: quella che sulle inchieste ad altri scomode metteva la faccia senza timore, sempre pronta a sguainare la spada per difendere i suoi audaci colleghi.

Ora che ho letto questa lettera un po’ di nausea mi è venuta. D’accordo, anche lei tiene famiglia come Barnard, ma questo fantomatico giochetto dello scaricabarile sarebbe l’infamità più grave che una persona potrebbe commettere, tanto più grave quanto alta è l’onorabilità di chi l’avrebbe commessa.

Mi attendo non querele della Gabanelli a Barnard, bensì una seria smentita e la presa di responsabilità degna dell’immagine di grande giornalista che lei ci ha sempre trasmesso.

Sul forum di Report la discussione su questa triste vicenda.

Diffondete la lettera di Barnard! Non facciamo morire quel poco di buono che ci è rimasto del giornalismo italiano!!!

P.S. Qui il link alla puntata incriminata.

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3 Responses to “La manleva e l’autocensura preventiva”


  1. 1 marco cappelli febbraio 19, 2008 alle 8:16 am

    Mi chiamo Marco Cappelli = Nemo.1956

    Sto avviando la pubblicazione di un blog che raccolga in un unico punto tutti(!)/la maggior parte dei materiali che trattano di signoraggio. (http://quellicheilsignoraggio.wordpress.com)

    Vorrei sapere come contattare il/la Responsabile del Vs blog, per proporre l’inserimento dei ns rispettivi indirizzi nei ns rispettivi blogs, poiché trovo che i Vs contenuti e nondimeno lo stile con cui vengono presentati siano molto vicini al mio sentire; in alternativa, Vi chiedo il permesso di linkarVi nel mio blog, in quanto, non fosse per altro motivo, intendo segnalarVi per i contenuti e come esempio di buon uso del web.

    Grazie

    marcocappelli56@gmail.com

    P.S.: se non avete nulla in contrario, Vi consiglierei di inserire nel widget “Informazione” (o dove ritenete Voi) anche l’indirizzo del sito http://www.giuliettochiesa.it

  2. 2 neujmin febbraio 21, 2008 alle 12:05 pm

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17000

    Dalla risposta della Gabanelli a Barnard:

    Paolo Barnard. E’ un professionista che stimo molto, ma purtroppo l’incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.

    Non ho il potere di cambiare le regole di un’azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E’ un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.

  3. 3 oriefeiro febbraio 21, 2008 alle 1:50 pm

    “Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza.”

    Questa cosa era contestata da Barnard, che riteneva di non aver ricevuto nulla… comunque entrare nel merito non serve a molto.

    Quello che Barnard vuole sottolineare è il fatto che questi esempi intimidiscono i giornalisti e li spingono ad autolimitare il raggio delle loro inchieste, per evitare di essere coinvolti in cause giudiziarie che necessitano di costose difese e li potrebbero ridurre sul lastrico; tutto questo nel completo abbandono da parte dei datori di lavoro.

    Questa censura strisciante è il fatto più grave di tutta la vicenda.


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