PD, una grande storia all’italiana

Anche Ivan Scalfarotto si butta nel pentolone PDemocratico, vuole cambiare le cose a quanto pare. Sì, a parole siamo tutti bravi, ma sono convinto che se Scalfarotto voleva davvero cambiare le cose o vinceva le Primarie del PD, o fondava un nuovo soggetto politico. Sì, perchè non c’è nient’altro da fare allo stato attuale delle cose. Chi sta sulla punta dell’iceberg (la cosiddetta ‘Casta’) comanda, gli altri DEVONO eseguire, altrimenti se la scordano la candidatura.

Dire che il PD è un qualcosa di nuovo è un ossimoro, basta vedere chi lo comanda, e chi tesse la tela sotto di lui: tutta gente che fa politica da taaanti anni, e ora presi da un incredibile furore innovativo queste persone vorrebbero cambiare sistema?

Raccontatela ad un altro questa bella favoletta, tanto oggi basta poco per fare un nuovo partito: metti come presidente del partito uno che non ha ancora governato l’Italia, metti qualche nome altisonante nelle liste elettorali, qualche faccia giovane, e tutto è diverso!

Cerchi di dare una rappresentanza anche alle cosiddette minoranze (nel senso che il loro peso politico è uguale a zero), tirando fuori dal cilindro l’operaio che lavora tra mille pericoli per uno stipendio non certo proporzionale ai rischi e la fatica, la ricercatrice che rappresenta quegli sfigati che si sbattono sui libri per qualche centinaio d’euro al mese, il luminare che da un’aria di serietà a tutto l’ambaradan, il figlio di Colaninno per tenere buoni gli industriali, e così via. Purtroppo non c’è la preferenza diretta, e così queste liste impacchettate dai burattinai non devono fare i nostri interessi, semmai quelli di chi li ha messi lì, che giovane e nuovo alla politica di professione non è.

Fai un programma dove butti tutte le promesse degli ultimi anni, e le speranze della gente, tappezzi le strade di manifesti, ti fai un giretto in tir (chi non ha un tir al giorno d’oggi???), insomma fai tanto bel marketing all’americana. Dici ai comizi che vuoi bene a tutti, a te non importa di fare la guerra, un bell’inciucio sottobanco forse è meglio!

Però le Primarie erano blindate: chi aveva i mezzi (soldi e organizzazione) per essere d’impaccio al Prescelto venne estromesso fin da subito, gli altri erano tutte mezze tacche, seppur con gli attributi, ma non avevano possibilità contro il Prescelto che si era spianato la strada a furia di interventi in televisione. E se lo vedi in TV allora è BUONO, allora è CREDIBILE!!!

AdP, l’unico che aveva i mezzi per rompere le scatole al nostro Eroe, ahimè non era abbastanza grande e potente da potersi candidare a Premier (e superare gli odiosi sbarramenti). Così, seppur nello sconforto, si deve arrendere: si fa dare uno strappo dal tir del Prescelto fino a Roma. Che ci volete fare… se non riesci a vincerli fatteli amici!!!

E ora anche il nostro amico Scalfarotto deve sottostare alla legge del più forte e dopo aver tentato la fortuna alle primarie dell’Unione si candida, stando sotto l’aurea protettiva del Prescelto.

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1 Response to “PD, una grande storia all’italiana”


  1. 1 marco cappelli marzo 7, 2008 alle 2:01 pm

    Complimenti per la tua (per te) solita (nei più) insolita lucidità!

    Avanti così!

    Marco Cappelli


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